![]() | You are viewing Log in Create a LiveJournal Account Learn more | Explore LJ: Life Entertainment Music Culture News & Politics Technology |
![]() | |||||
|
Titolo:
Palloncini Riassunto: Marta non è pazza... Neanche si chiama Marta..
PALLONCINI
“Cos’hai in bocca, Marta? Gomma da masticare?” “No.” “E’ gomma da masticare.” “No.” “L’hai ingoiata.” “Non ho niente in bocca.” Era vero. Quando la zia m’aveva accompagnata con la macchina, per assicurarsi che non deviassi in qualche negozio di dolci a fare man bassa di cicche, mi aveva fatto un check-up completo sulla porta: visita accurata a tasche di maglietta, giubbetto e jeans. Revisione di scarpe e calzini. Anche sotto la suola, perché “non si sa mai”. Poi mio fratello, che al tempo andava alle medie e aveva sempre il pensiero fisso in testa (non che adesso gli sia passata, anche se va all’università), le aveva suggerito di controllarmi anche le mutandine. Neanche fossi stata una spacciatrice. Il mio era soltanto un rosicchiare nervoso. “Era gomma da masticare?”, insistette il dottore. Annuii dandogli ragione. Annuì anche se non era vero, perché altrimenti non l’avrebbe mai finita. Se quel tizio era convinto di una cosa, non ci si riusciva proprio a ragionare. Il che deve essere un grosso problema, per uno psicologo. Non mi chiamo neppure Marta. Ma va’ a farglielo capire.
*
La maestra, un giorno, aveva assegnato un tema alla classe. “Cosa fareste per riportare la pace nel mondo?” Aveva detto proprio così. Riportare. Come se ci fosse mai stata la pace, nel mondo. Dagli albori dei tempi, quando gli uomini si prendevano a clavate sulla testa e si ammazzava il proprio fratello ruffiano per invidia, la storia del mondo era stato un unico, eterno conflitto contro i propri simili. Ma forse sognare un mondo in cui ci fosse una pace da riportare, uno in cui la soluzione fosse in mano ai bambini, le era in qualche modo di consolazione. Non c’era nulla di male nel sognare un po’. Anche per le maestre. In quel mucchio di nuche chine c’era stata una bambina coi capelli neri e ricci naturali (non come Diana Pergola, che se li faceva fare dalla sorella con il ferro, e non erano comunque belli come i suoi). Una bambina né brava né asina, né bella né brutta: una come tante, che non aveva preso in mano la penna come tutti gli altri, ma una matita blu con la punta scheggiata e la gommina in cima un po’ corrosa. Alla fine i bambini avevano fatto il tema. Lei invece aveva consegnato un bel disegno. Aveva riportato la pace nel mondo a modo suo.
*
Il dottore continuava a fissarmi con quella sua aria da Petrovic[1]. L’aria di chi è già arrivato alle conclusioni. Mi avevano condannata. Ero pazza. Lo sapevo fin dal momento in cui papà, guardandomi masticare pigramente una gomma davanti alla televisione cercando di dare al mio palloncino forme strane, aveva pensato che sarebbe stato meglio per me “parlare di nuovo con qualcuno” (il che è un eufemismo per dire: “Diamo la figlia senza speranza in mano a dei professionisti stra-pagati di modo tale che io non sia costretto ad annullare l’appuntamento dal barbiere per stare con lei”), ma quando ero entrata in quello studio, in un modo che suona strano e sciocco, non avevo potuto fare a meno di pensare che forse sarei stata compresa. Che quel tipo ascoltava i bambini per lavoro. Mi sembrava una cosa così logica. Poi l’avevo guardato. Solo un momento. E avevo capito che, no, era inutile. Il dottore aveva intrecciato le dita sul tavolo e piegato un po’ la testa di lato, con un fare che ricordava molto quello del nostro cane. Rideva con quel sorriso piacevole e bonario. Con gli occhiali che gli cascavano un po’ sul naso. “Perché non mi parli dei palloncini, Marta?”, chiese mostrando i denti.
*
I bambini erano stati tutti molto bravi e avevano risposto bene. C’era solo una bambina che era stata costretta a restare dopo la scuola. Aspettava il papà, che sarebbe venuto a prenderla tra poco, anche se avrebbe preferito la mamma. Aveva i capelli neri e ricci naturali. Gli occhi castani e grandi. Sedeva sulla sedia della maestra: con la testa chinata tra le spalle e le gambe a dondolare nell’aria, si mordicchiava nervosamente l’interno della bocca, lanciando rapide occhiate al suo compito. Su tutto il disegno, a tagliare trasversalmente la pagina, svettava un grande SBAGLIATO a lettere scarlatte come una ferita. Le veniva una gran voglia di piangere. Non era insufficiente. Era proprio sbagliato. Sentiva le lacrime premergli in un angolo. La maestra, davanti alla finestra aperta, si era accesa una sigaretta in silenzio. Alla bambina non dava fastidio perché a casa fumavano tutti. Ma sarebbe stato gentile almeno chiederle il permesso. “Perché non hai fatto il tuo tema?” Lei aveva sbattuto le ciglia incredula, e una delle lacrime di mortificazione che cercava disperatamente di trattenere era caduta sul foglio a righine, facendo sbavare l’inchiostro in un alone circolare. “L’ho fatto.” “Quello è un disegno, e non c’entra niente col tema.” “Sì che c’entra.”, aveva sbottato in un moto d’orgoglio la piccola, aggrottando le sopracciglia. La maestra aveva scosso la testa. “Ti sei disegnata mentre mangi una strana mela.” “No. Ho disegnato una bambina che fa palloncini a forma di frutti!” Per un attimo la maestra l’aveva guardata, basita. La cenere della sigaretta era caduta per terra. Lei l’aveva scostata con un piede. “Palloncini a forma di frutti?” “Sì.”, annuì decisa. “Palloncini di gomma?” “Di gomma da masticare.” E sbatté i denti nel mimare il gesto. “E perché devono essere proprio a forma di frutta?” “Perché la frutta è buona.” “Capisco.” La bimba poteva vederli nella testa, quei palloncini. Rosa, verdi, gialli e blu. E sarebbero stati palloncini speciali: non opachi, dall’aria pallida e un po’ sporca, quelli tondi e brutti che faceva sua sorella maggiore manducando come una mucca da pascolo prima di farglieli scoppiare nei capelli. Ma lucidi e trasparenti, come le bolle di sapone, come le vetrine dei negozi di dolci, come gli animaletti di Murano bene impilati sulla mensola del salotto, a casa di nonna. Quelli che alla mamma piacevano tanto. E a lei pure, anche se non poteva giocarci. La voce della maestra l’aveva riportata ad una realtà fatta di palloncini opachi. “Tu credi che se i bambini imparassero a fare palloncini a forma di frutti si potrebbe riavere la pace nel mondo?” “No.”, disse la bimba scuotendo la testa con decisione. No, sarebbe stato impossibile, per tutti i bambini. I bambini sono tanti, e molti crescerebbero prima di imparare a farlo. E poi perché la pace avrebbe dovuto essere per forza in mano ai bambini? “Basterebbe una persona sola. Anche il nonno.” Che nel suo linguaggio stava a indicare: “l’uomo più vecchio del mondo”. La maestra aveva riso di lei. Quella risata bassa e un po’ roca che finiva sempre in una tosse densa e disgustosa che faceva sempre storcere la bocca alla bambina. Anche la mamma tossiva così. Anche la mamma fumava come lei. Se sua madre avesse cercato di imparare a fare palloncini a forma di frutta, invece, non avrebbe avuto il tempo per le sigarette. E forse sarebbe stata ancora lì con loro.
*
Ero stanca. Una bambina stanca. Stanca e torchiata da un uomo a cui non importava niente. “Tu credi che fare palloncini a forma di fiori possa portare la pace nel mondo?” Quanti mesi erano che continuavo a rispondere alla stessa identica domanda? Gente che nemmeno conoscevo mi portava in posti tutti bianchi e lucidi, che facevano venir voglia solo di entrare con le scarpe infangate per portare un po’ di colore, e dopo alcune domande di convenienza mi chiedevano sempre se ero convinta, davvero convinta, della mia idea. E io continuavo a dire sì. Sì, ne ero convinta. E allora me lo chiedevano di nuovo. Questo tizio con gli occhiali e il viso quadrati e senza barba era solo l’ultimo di una lunga stirpe di persone che aveva preso sotto le sue ali una bimba pazza. Che avevano come missione quello di farmi capire, come aveva tentato di fare inutilmente la mia povera maestra, che quello che andavo ripetendo era follia pura. E non c’era modo che capissero che lo sapevo alla perfezione. In un mondo come quello, in cui piove il giorno dei pic-nic e in cui i bambini restano senza la mamma, che speranza può avere qualcuno di riuscire a fare un palloncino luccicante a forma di frutto? Era proprio quello il punto. L’idea alla base di tutto. Era impossibile. Per questo, forse, se qualcuno avesse visto una bambina fare palloncini a forma di frutta, avrebbe ricominciato a credere nei miracoli. E allora sarebbe stata davvero possibile la pace.
*
“Che idea sciocca.”, aveva sospirato il papà una volta arrivati a casa. “Quello che dici è assurdo.” Lo so, aveva pensato la bambina stringendo i pugni fino a sentirsi le unghie, troppo corte per incidere la pelle, nei palmi. Ma anche la pace che la maestra aveva chiesto loro di “ritrovare” era assurda.
*
C’era una sola risposta che potevo dare perché tutto finisse. Perché smettessero di assillarmi. Ma non potevo… “Sono palloncini a forma di frutti.”, avevo sussurrato intimidita. “Perché eviti la domanda, Marta?”, mi aveva chiesto lui. E tu perché lo fai con le mie risposte? Mi ero stretta nelle spalle. “Tu credi che fare palloncini a forma di fiori possa portare la pace nel mondo?” Sì! Sì, diglielo! Tu ci credi davvero! Diglielo ancora, e ancora! Dillo a tutti, finché qualcuno non sarà disposto ad ascoltarti! Finché quell’uomo non si deciderà almeno a capire che non ti chiami Marta. Ma non l’ho fatto. Ero solo una bambina, ed ero stanca. Dopo tanti mesi a parlare di niente… Ero solo stanca. “… No.” E il dottore aveva sorriso. E quello era stato l’inizio della fine. Perché ci vuol poco a far contenti gli adulti. Devi solo vedere il mondo alla loro maniera opaca.
*
Qui giace la Speranza di una bimba come tante, il cui nome non è dato di sapere e non importa. Uccisa nell’età più dolce perché vedeva frutti in un mondo di palloncini tondi. [1] Riferimento a Porfirij Petrovic, giudice istruttore di Delitto e Castigo. Trama in breve dell’opera: il giovane e povero studente Raskolnikov uccide una vecchia usuraia. Parrebbe un delitto perfetto, ma la sua coscienza lo tormenta sempre di più finché, lacerato dai rimorsi, egli deciderà di costituirsi e di accettare la pena. Complici di questo pentimento la giovane prostituta Sonja e il giudice istruttore Porfirij Petrovic, sicuro della sua colpevolezza fin dal suo primo incontro con lui.
|
|||||
Previous Entry · Accresci l'ego di una Fagiolina · Add to Memories · Tell a Friend · Next Entry | |||||
Ciao, "Palloncini" è la mia preferita fra le storie che hanno partecipato alla Disfida, per il contenuto e il messaggio. Secondo me, mostra la "stupidità" di alcune persone e la loro incapacità di capire chi va oltre gli schemi. Gli adulti sono sconfitti da una bambina, appaiono limitati dinnanzi a lei, che li supera in "maturità". Brillantemente esprime il suo modo per "riportare la pace nel mondo" che, purtroppo, dimostra quanto abbia già compreso lo stato della realtà che ci circonda. E' un'utopia. Perfetta attinenza col claim scelto. Ancora complimenti. Blu Oh, mamma! XD Ti giuro, per un istante, visto che io ho il viziaccio di leggere i commenti molto distrattamente e mentre ascolto la musica, ho letto la parola "stupidità" di alcune persone e non ho capito perchè ho pensato ti riferissi a chi l'aveva giudicata! XDDDD Ecco, e adesso se qualcuno mi legge penserà che questo lo penso io! XD Non è così! XD Va bene, parliamo della storia e di te che sei stata così carina a commentarmi, è meglio e dà meno adito a fraintendimenti. Che dire? Sono contentissima, davvero tanto, che la mia storia sia stata la tua preferita, considerando che è stata scritta un po' all'ultimo minuto (però è stata una delle prime consegnate, paradossale! XD): è una sorpresa e una gioia! Grazie mille per i complimenti!!! PS: Blu... Sei su EFP con un nick simile? Perchè ti ho già sentita da qualche parte, almeno di nome! On October 15th, 2007 02:09 pm (UTC), (Anonymous) replied: I complimenti sono più che meritati. Su EFP sono registrata con lo stesso nick, leggo solo però, anche in giro per la rete uso sempre "Blu", o simili. Il commento a "Palloncini" era salvato da un po' sul pc, da prima che la Disfida terminasse, avevo anche provato a cercar ela storia su qualche sito per poterlo inviare dato che, come ti ho già scritto, mi è piaciuta molto. Secondo me il solo fatto che Marta sia riuscita ad andare oltre gli schemi rappresenta una nota positiva, da questo è nata la lettura ottimistica della storia ^_^. Ciao Ah, ecco, allora ti avrò vista in giro da qualche parte, in qualche commento. Ero convintissima che fossi un'autrice e anche una di quelle "brave" nominate spesso, pensa tu! XD Che scherzi che fa l'immaginazione! Waaah, che bello, mi hanno dato la caccia per una recensione (positiva! XD), non mi è mai successo! *_* La storia ha anche rischiato di perdersi per strada perchè inizialmente non avevo intenzione di postarla visto che ero convinta che non avrebbe avuto molto seguito. Poi ho pensato che se qualcuno l'aveva apprezzata meritava di stare da qualche parte, così l'ho messa qui! ^.^ Ma ad un certo punto l'avevo cancellata per sbaglio e sono andata in paranoia, fortuna che ce l'aveva Def da parte! XD Ho sudato freddo! XD Alla fine la cosa tremenda è di bambini così, che sono un po' speciali, e vengono barbaramente "riportati alla realtà", ce ne sono veramente. Magari fosse una cosa totalmente campata per aria! é_è Però hai ragione, già il fatto che sia "uscita dal coro" è positivo! ^.^ |